Bernini Gian Lorenzo

Roma, Italy

07.12.1598

Cartoonist, sculptor, monumentalist, painter, graphic artist, comediographer, director, stage designer, stage engineer

Giovan Lorenzo[2][3] Bernini, meglio conosciuto come Gian Lorenzo Bernini (Napoli7 dicembre 1598 – Roma28 novembre 1680), è stato uno scultoreurbanistaarchitettopittorescenografo, e commediografo italiano.

Artista poliedrico e multiforme, Bernini è considerato il massimo protagonista della cultura figurativa barocca. La sua opera conobbe un clamoroso successo e dominò la scena europea per più di un secolo dopo la morte; analogamente, l’influenza di Bernini sui contemporanei e sui posteri fu di enorme portata.

Gian Lorenzo Bernini nacque a Napoli il 7 dicembre 1598, primo figlio maschio di Pietro Bernini, uno scultore tardo-manierista toscano nativo di Sesto Fiorentino, e della popolana napoletana Angelica Galante. Il giovane Gian Lorenzo trascorse i primissimi anni della propria fanciullezza a Napoli, dove il padre Pietro si era trasferito su invito del viceré per lavorare alla certosa di San Martino; Bernini si avvicinò al mondo della scultura proprio nella città partenopea, accompagnando papà Pietro al cantiere e guardandolo affascinato mentre si cimentava nei marmi.[1]

Nel 1606, in seguito all’ascesa al pontificato di papa Paolo V,Pietro Bernini si trasferì con la numerosa famiglia a Roma, città caratterizzata da prospettive più ampie e da un ambiente cortigiano decisamente più vivace: l’Urbe, tra l’altro, serbava un grandissimo fervore artistico che vi accentrò artisti di grande nome, primi tra tutti Michelangelo Merisi da Caravaggio e Annibale Carracci.

La formazione del Bernini avvenne, nell’ambito artistico romano, sotto la guida del padre Pietro, in grado di valorizzare il precoce talento del figlio insegnandogli i primi rudimenti della scultura. In quegli anni Pietro Bernini era completamente assorbito nel cantiere della cappella Paolina in Santa Maria Maggiore, voluta da papa Paolo V per ospitarvi il proprio monumento funebre e quello del predecessore Clemente VIII; qui era attiva una cospicua mole di pittori, scultori e decoratori, sapientemente coordinati dall’architetto Flaminio Ponzio. L’accorta regia di Ponzio offrì al giovane Gian Lorenzo spunti di riflessione concreti sull’organizzazione di un cantiere collettivo e sull’importanza di un efficiente lavoro di gruppo, da intendersi come un progetto unitario dove fondere architettura, pittura e scultura, e non come la somma di singoli interventi autonomi: in futuro Bernini avrebbe diretto numerosi cantieri, e quest’intuizione sarebbe stata vincente.[4]

Nel frattempo Gian Lorenzo, inizialmente semplice discepolo di papà Pietro, ne divenne un fattivo collaboratore; padre e figlio lavorarono unitamente nel Priapo e Flora di villa Borghese (dove Gian Lorenzo realizzò le cesta di frutta, con una chiara attenzione al modello naturalista caravaggesco), nella decorazione della cappella Barberini in Sant’Andrea della Valle e nel Fauno che scherza con i due amorini, dove il retaggio dell’antichità viene rivisitato dai due in chiave moderna.[5] I primi saggi della sua attività di scultore sono da porsi invece fra il 1614 e il 1619, quando in completa autonomia Gian Lorenzo realizzò il San Lorenzo sulla graticola (1614 circa) e il San Sebastiano (1617), dove si avverte una piena adesione ai motivi classici e una prepotente presa di distanze dal gusto tardo-manierista proprio di papà Pietro.


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